Fotografare treni, stazioni e ferrovie

Consigli, leggi, divieti e trucchi per scattare immagini di locomotive, convogli e tutto quanto riguarda il mondo ferroviario

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Attenzione!
Da quando questo articolo è apparso per la prima volta online, alcuni anni fa, qualcosa si è mosso. In particolare, il Regio Decreto cui si parla nel testo è stato abrogato.
Manteniamo, anche per dare a tutti una visione storica dell'argomento, l'impronta originale del nostro articolo, tuttavia indicando con precisione i nuovi dettagli normativi in una nota a fondo pagina.
Molto in sintesi: teoricamente non esiste più il divieto di fotografare in ambiente ferroviario.
In ogni caso, per nostra esperienza, è comunque utile portarsi in tasca una copia della REM90 (vedi più avanti l'articolo) poiché non tutti gli operatori della sicurezza sono aggiornati sulle leggi vigenti (sic!).

Curiosità, timore, eccitazione per la partenza, la prospettiva di nuove esperienze oppure, all'opposto, calma, serenità, sicurezza per il rientro a casa, il recupero delle proprie abitudini e delle persone care: le stazioni ferroviarie sono da sempre luoghi capaci di suscitare grandi emozioni.
E tutti, prima o poi, hanno desiderato scattare qualche fotografia in ricordo.

Treno in corsa alla stazione di Bologna
Treno in corsa alla stazione di Bologna© Girolamo Mancuso

Ma c'è un problema: alcune leggi tutt'ora vigenti in Italia, retaggio della seconda Guerra Mondiale, affermano il divieto di fotografare stazioni e treni.
La questione si fa ancor più delicata oggi, dopo decenni di strategia della tensione e di terrorismo organizzato (non si sa bene da chi).

Vediamo come stanno le cose in realtà e come scattare le fotografie che giustamente meritano, testimonianze costruttive della nostra vita e del nostro Paese.


Hei, chi siete? Cosa fate? Cosa portate?

Chi siete? Cosa fate? Cosa portate?
Chi siete?  ...siamo due che...   Cosa fate?  Cosa portate?  ...niente, roba...   Sì, ma quanti siete...?

Milioni d'italiani si spostano in treno durante le vacanze oppure adoperano la ferrovia per lavoro, quotidianamente.

Già dal XV secolo l'espressione en train veniva adoperata in Francia con i significati di azione, movimento, attività (oggi ha esteso il suo uso con l'accentuazione di un'imminenza e la nozione di durata temporale).
Treno non è solo il semplice traino (dal latino trahere) ma, anche semanticamente, andatura, comportamento, azione, modo e stile di vita.
Dire treno richiama alla mente un'universo di esperienze che nave, auto, aereo, non potranno mai eguagliare.
I treni sono il luogo ed il momento del viaggio, un'occasione particolare di scoperta, d'incrocio e d'incontro di tante persone diverse; e le stazioni sono posti sempre nuovi, in continuo movimento, con quel misto di attrazione speciale, in bilico fra la meccanica da officina e l'aura romantica che i treni hanno da sempre ispirato.

E' naturale che il turista medio, così come qualsiasi appassionato di viaggi e di fotografia, trovi valide occasioni e voglia poter scattare alcune immagini nelle stazioni.
A maggior ragione quando le stesse (molte, in Italia) sono di particolare pregio ed interesse architettonico.

La legge che vi fermerà

Il Regio Decreto n.1161 emanato nel lontano 1941 (quando l'allora Ministero della Guerra era da anni impegnato su tutti i fronti in un conflitto mondiale disastroso) mirava a contenere qualsiasi attività di spionaggio, divulgazione, sabotaggio, sovversione.1
Uno dei punti previsti nel decreto era l'assoluto divieto di fotografie di obiettivi strategici e militari, ivi comprese le stazioni ed i convogli ferroviari.
Si trattava di una necessità comprensibile, nel corso di una Guerra Mondiale.

La cosa divertente è che quel decreto, oggi, è ancora in vigore (sic!).
Di conseguenza, l’effettuazione di riprese in ambito ferroviario è ancora fortemente controllata e limitata, nonché subordinata ad una specifica autorizzazione da richiedersi preventivamente.

La norma che vi salverà

Molti anni dopo la fine della guerra, per aggiornare l'oramai assurda situazione normativa relativa a riprese filmate e fotografiche, il Ministero dei Trasporti ha emanato il 23 gennaio 1969 una circolare ufficiale che definitivamente liberalizza le semplici riprese fotografiche, fatte laddove tutti i viaggiatori possono quotidianamente transitare, ossia dove è ovvio che non si possa parlare di segreti militari.
Ad ulteriore aggiornamento, la Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato ha emanato il 15 giugno 1990 un'altra circolare ufficiale, nota a tutti come REM90, in cui si confermano le norme precedenti e si specifica testualmente che

Non sono soggette alla suddetta preventiva autorizzazione le riprese che siano effettuate in ambito FS normalmente accessibile al pubblico, nel rispetto di tutte le seguenti prescrizioni:
  1. con apparecchiature utilizzate a mano;
  2. senza creare intralcio all’esercizio ferroviario;
  3. senza impegnare personale, mezzi e materiali dell'Ente.

Si è parlato poi, negli anni a seguire, di altre circolari fantasma (ad esempio quella, mai pubblicata, del 2005, che in ogni caso tratta solo della gestione delle richieste di autorizzazione, per via del loro accresciuto numero e delle modificate competenze all'interno delle ferrovie), così come alcuni addetti alla sicurezza tirano ogni tanto in ballo la trasformazione delle ferrovie in S.p.A.: le stazioni non sarebbero più territorio pubblico bensì privato, all'interno del quale bla bla bla.

Tuttavia ad oggi nessuna altra norma ufficiale ha mutato la validità dei punti di cui sopra, che sono quindi pienamente applicabili e noti a tutto il personale ferroviario, inclusa la Polfer.
Le conferme su questo sono continue e costanti: si veda ad esempio la cortesissima ed esauriente risposta della Polizia alla domanda di una appassionato di ferrovie che aveva chiesto chiarimenti.
Un consiglio è quindi di stamparsi la REM90 per portarsela in borsa: nero su bianco, vale più di mille parole e rappresenta un sicuro aiuto a contenere lo zelo eccessivo di molti addetti ai lavori.

Romania 1975
Romania 1975© Henri Cartier-Bresson

Osservando la bella immagine qui sopra, e previsto che prima o poi qualcuno vi tirerà fuori la cosa: a nulla conta il Decreto Legislativo 196/03 sulla privacy, il quale solo tratta della pubblicazione e non dello scatto di fotografie (e concerne solo le persone chiaramente riconoscibili, in quanto parte consistente dell'immagine). Le norme sulla privacy riguardano i rapporti fra il fotografo e le persone ritratte, non le ferrovie nè la polizia, assolutamente.

Tutto a posto, quindi?

Neanche per sogno: le norme vanno conosciute, interpretate, applicate.

Purtroppo non sempre s'incontrano interlocutori validi: complice a volte una scarsa preparazione generale, cui magari si coniugano caratteristiche personali non di spicco, banale menefreghismo e un diffuso senso di disprezzo umano e civile per il prossimo, il risultato è che, a dispetto delle migliori e più oneste intenzioni, occorre regolarsi come se si vivesse in una piccola giungla, pronti ad evitare e/o a difendersi da antipatiche aggressioni.

Ricordando sempre, come suggerisce il video proposto in apertura, che un po' di buonumore non guasta mai.


Cosa fare, in pratica, punto dopo punto

I consigli più importanti

Come tutti sanno, sono migliaia e migliaia gli appassionati di treni e stazioni: associazioni, gruppi, iniziative culturali, siti interi dedicati alla riscoperta delle ferrovie, società ferroviarie private che promuovono itinerari storici e dimenticati.

Tutti costoro ci tengono a documentare, conservare, promuovere, l'immagine delle ferrovie, il materiale rotabile desueto, i percorsi storici, stazioni che presto non esisteranno più...
Berlino, la stazione Lehrter non esiste più
Berlino, la stazione Lehrter non esiste più
Poi vengono i turisti veri e propri, i quali fotografano ovviamente per portare a casa un ricordo, mostrarlo ad amici e parenti, o anche solo per rivedersi dopo tanti anni. Singoli, giovani coppiette innamorate, intere famiglie con bambini,...
Di seguito ecco gli appassionati di fotografia, in viaggio per diletto o per lavoro, che cercano di cogliere scorci interessanti e belli.

Quanto è probabile allora, realisticamente, che un tizio intento a fotografare una stazione sia un terrorista in incognito oppure una spia nord-coreana?
0,00000000001% ovviamente!

Al 99,99999999999% chi fotografa sarà un turista in cerca di ricordi, un appassionato di bellezze o di storia, un ferroviere in pensione, un fotografo entusiasta che sta cercando un'inquadratura interessante.
E che senso ha andarlo a disturbare?
Nessuno, ovviamente.
Tant'è...

Diamo per scontato che non state realmente infrangendo leggi serie: se fotografate una base militare segreta, allora è un'altra storia, comprensibilmente.
Qui si parla di luoghi di grande passaggio, esposti e frequentati da migliaia di persone tutti i giorni dell'anno; treni e vagoni presi d'assalto da orde di turisti, tutte cose esposte e consumate dalle suole (e, se fosse possibile, dagli occhi) di tutti.
Per dirla con le parole della circolare REM90: un ambito [ferroviario] normalmente accessibile al pubblico.

Frequentate solo l'area viaggiatori

Non è mai il caso di avventurarsi in zone non previste alla frequentazione dei viaggiatori: in parole molto semplici, non c'entrano nulla né il terrorismo né le spie, né la fotografia, ma la sicurezza ordinaria.
Fantozzi e Filini
Fantozzi e Filini, due imbecilli
Nessuno vuole che qualche gonzo (potreste essere voi, nel caso) si avventuri sconsideratamente ad esempio lungo i binari, oppure in ambienti ove, senza saperlo, potrebbe rappresentare un pericolo.
Troppe persone, tanto per dire, si vedono attraversare i binari a piedi, pur dove è chiaramente segnalato il divieto in quattro lingue.

Domanda: sul binario morto della piccola stazione di Vattelappesca è conservata una vecchia locomotiva a vapore, voi siete un appassionato e vi piacerebbe farle una foto, oppure volete fare uno scatto in aree non aperte normalmente ai viaggiatori.
Risposta: visto che la stazione è piccola, cercate (senza assolutamente interromperlo o disturbarlo) il Dirigente Movimento e spiegategli in poche, chiare, cortesi parole il vostro interesse. Rispettate quello che vi dirà, ricordando che lui lo sa: il vero pericolo non sono i terroristi, ma gl'imbecilli, gli avventati, gente che senza accorgersene e senza volerlo, crea poi pericoli per sé e per gli altri;...
Se la stazione è grande, chiedete con fiducia ma preparatevi a sentirvi rispondere picche: troppa confusione. Nulla toglie che possiate fare foto ugualmente, pur senza avventurarvi fuori dalla zona passeggeri.

Non intralciare chi sta lavorando

Le righe precedenti richiamano anche i punti b. e c. della REM90, in cui si ricorda che occorre operare senza creare intralcio all’esercizio ferroviario e senza impegnare personale, mezzi e materiali dell'Ente. In pratica, i ferrovieri hanno già da fare i loro mestieri, quindi non è il caso di creare le condizioni perché vengano distratti o impegnati in altro.
Chiedere o spingere qualche ferroviere ad accompagnarci a destra e a sinistra per la stazione, oppure esporsi a condizioni di pericolo quindi richiamando su di noi le giuste attenzioni del personale, sono comportamenti contrari alle indicazioni della circolare (e spesso anche al buon senso, che basterebbe).

In breve, occorre muoversi all'interno della stazione con calma, discrezione, senza correre, sporgersi, avventurarsi sui binari, senza infilarsi in ambienti riservati al personale ferroviario, men che meno senza arrampicarsi su pali e tralicci (abbiamo visto personalmente qualcuno farlo, dicendo che così si guadagnava un punto di vista più interessante sulla stazione: tecnicamente verissimo, ma azzardato per le ragioni appena esposte).

Non occorre aggiungere (ma anche per questo è stata prevista la norma) che se siete Woody Allen e volete girare un film alla Centrale di Milano, con un'intera troupe al seguito, allora è ovvio che chiederete il permesso.

Il treppiede e i suoi fratelli

Treno in Olanda
© Gerard Stolk
Fino a qui, tutto è abbastanza semplice, sensato, prevedibile: anche in assenza di qualsivoglia norma, una persona di buon senso si comporterebbe più o meno in linea con quanto esposto.

Arriviamo adesso invece ad un argomento chiave, in cui il buon senso comune e la ragionevolezza civile non hanno spazio: occorrono invece, come anticipato all'inizio, le doti di sopravvivenza della giungla.
Chiariamo subito: il treppiede non si può adoperare.
"Perché?" chiederete voi, povere vittime della vostra quotidiana ragionevolezza. Ebbene, è un mistero.

La norma che vieta tout-court l'uso del treppiede (parla testualmente di apparecchiature utilizzate a mano) è per lo più inspiegabile, superata, anacronistica, e di scarso rilievo sostanziale.
Tuttavia è vero che il divieto vige ed andrebbe rispettato, così come vanno sempre rispettati coloro i quali cercano di farlo osservare.

Data l'assurdità della norma, siamo però adesso costretti ad abbandonare il territorio del ragionamento, della consequenzialità, dell'inquadramento logico, del seguito pedissequo, per muoverci invece più sciolti, quatti, silenziosi, andando a sensazioni, a cenni, girando agili e flessibili attorno agli ostacoli, come ci si muove nella giungla.
Non avremmo preferito ma, se la norma abbandona il criterio e la ragione, occorre adattarcisi e cambiare anche noi l'approccio.

Rispetto per il prossimo, innanzitutto

Occorre sempre tenere a mente che, mentre turisti ed appassionati di fotografia vanno in giro a bighellonare per diletto, gli addetti alla sicurezza ed il personale di stazione stanno lavorando:
  • Possono essere stanchi e sotto stress, di norma non hanno tempo da perdere, e (se dipendenti dalla pubblica amministrazione) saranno cronicamente sotto organico e malamente organizzati.
  • Hanno giustamente delle regole da far rispettare e devono rispondere ai loro superiori; a questo si aggiunge a volte (sopratutto in caso di personale privato) una scarsa conoscenza della legge.
  • Spesso non hanno scelto loro di essere dove sono, ed altrettanto spesso non sono magari adeguati alla loro funzione: tuttavia devono lavorare, avranno anche loro una famiglia, ed occorre cercare di comprenderli ed agevolarli.
Siate quindi fino in fondo positivi e costruttivi nel dialogo con gli addetti alla sicurezza.
Ribadiamolo, perché è giusto: costoro non sono in giro per divertirsi.

Molto spesso chi pone ostacoli non lo fa per genuine convinzioni personali, tantomeno per far applicare leggi che conosce bene, ha studiato a fondo e sulla cui applicazione ha maturato solidi pensieri.
Tutt'altro! E' proprio l'opposto, e lui stesso è vittima di ordini superiori cui obbedisce senza riflessione, o persino di convinzioni popolari diffuse e radicate:
André Kertész
© André Kertész
se tutti credono che la pipì dei pipistrelli faccia cadere i capelli, perché non dovrebbe essere vero che fotografare i treni e stazioni sia in qualche misura veramente da controllare e reprimere?
Se veramente capissero che state solo cercando di fare belle fotografie, probabilmente cercherebbero di aiutarvi. Fotografie ben fatte sono un patrimonio per tutti: si pensi agli Archivi F.lli Alinari.

Comporre e scattare senza dare nell'occhio

Come accennato più sopra, data la situazione d'incertezza, è a volte consigliabile effettuare le proprie riprese senza dare troppo nell'occhio, come si farebbe quando si fotografano gli animali del bosco: se questo vale in molti casi (ad esempio nei luoghi di culto, per rispetto dei fedeli che li frequentano) nel caso delle stazioni non ci sarebbe una vera ragione, se non quella, semplice, di voler essere lasciati in pace.
Aggiungeremmo anche, sinceramente, che scattare senza dare nell'occhio rappresenta un segno di rispetto nei confronti degli addetti alla sicurezza: è un modo per non distoglierli inutilmente dalle lore vere e più importanti attività.

La macchina fotografica

CanonSX230 HS
Ottima macchina fotografica compatta
Spesso è utile, per migliorare la composizione e la realizzazione degli scatti, mantenera la macchina fotografica ferma in qualche modo: non ci trasforma, questo, in attentatori alla sicurezza della Nazione, né a sovvertitori dell'ordine pubblico, né s'intralcia nulla, per cui crediamo onestamente che si possa affrontare l'eventualità con animo sereno.
Nel tempo ci sono stati opposti dagli addetti alla sicurezza gli argomenti più pretestuosi ed inconsistenti, come il fatto che il treppiede intralciasse (in un angolo remoto di una stazione deserta? suvvia!), o storie varie sull'occupazione di suolo pubblico. Comunque, poiché attira l'attenzione, il treppiede non utilizzatelo.

Appoggiare la macchina fotografica sopra una valigia rappresenta il sistema più diretto e, specialmente scattando con un telecomando (molte macchine prevedono oramai l'uso di piccoli ed economici telecomandini come accessori) si ottengono immagini stabili e ben inquadrate, magari quando si parte con la famiglia e si vuole rimanere tutti assieme nell'inquadratura.

Una soluzione un pochino più stabile (per evitare che la macchina cada a terra) che abbiamo sperimentato con successo nel tempo, per rispettare i luoghi e le persone (in strade, chiese, stazioni,...), è stata attaccare la macchina con un piccolo morsetto alla maniglia di una valigia (magari preparata con una piccola testina snodata avvitata con un controdado), oppure ad un passeggino: le valigie ed i passeggini occupano ed intralciano le stazioni tre volte di più di un leggero treppiedi, non offrono la medesima flessibilità operativa, ma fungono benissimo allo scopo.
Anche un piccolo Gorillapod, attorcigliato alla maniglia di una valigia oppure ad un passeggino, potrebbe fungere agevolmente.

Macchine compatte fanno meno scena, e sono una scelta interessante.

Il visore orientabile tipo quello della piccola Canon G12 sono utili per scattare senza portare l'apparecchio all'altezza dell'occhio e quindi senza farsi notare.

Disabilitare i suoni della macchina: eliminare le lucine di ausilio per la messa a fuoco, i mille "bip" e "click", scattate silenziosamente.

Il flash sarebbe da adoperare con grande parsimonia: non è vietato e non disturba nessuno, ma richiama l'attenzione.

Non giocate a fare gli 007. L'importante, di nuovo, è il rispetto per chi lavora, cercando di mettersi nei suoi panni: una cosa è scattare senza dare nell'occhio. Altra e ben diversa cosa è comportarsi come si fosse delle vere spie: nascondere una microcamera negli occhiali, oppure tenere la macchina mascherata all'interno di un pacchetto di cartone, offre tutti gli appigli ragionevoli perché, se scoperti, qualcuno possa pensare male. I ragazzi addetti alla sicurezza hanno da lavorare e non vanno allarmati inutilmente.
Quindi: scattare senza dare nell'occhio, ma non nascondendosi: così non si fa nulla di male e si rimane dalla parte della ragione.

Far girare più schedine

Incidente a Montparnasse, 1895
Incidente alla stazione di Montparnasse, 1895
A volte potrebbero presentarsi dei problemi imprevisti, ed è sempre meglio un po' di cautela.
Se si ha intenzione di scattare diverse foto, non adoperare una sola schedina di memoria capiente.
Preferire invece due o tre schedine più piccole, vuote, da conservare in luogo separato (magari da affidare a chi vi accompagna), così che, in caso di perdita o sottrazione degli scatti, qualcosa rimanga.

Notare che si tratta dello stesso approccio che andrebbe sempre mantenuto quando si scatta in ambienti ostili, oppure in occasioni d'incertezza generale, compresi i viaggi e le vacanze. Alternare gli scatti su più schedine, e conservare queste separate dal resto, riduce fortemente il rischio di perdere tutti gli scatti, ed assicura invece di portare a casa almeno parte delle immagini.
Ricordate che, Polfer compresa, nessuno può confiscarvi le schedine o la macchina, a meno di non avere l'autorizzazione di un magistrato, né tantomeno obbligarvi a cancellare le immagini che avete scattato: si configurerebbe come abuso di potere e sarebbe giustamente perseguibile.. Tuttavia, la storia della giungla è sempre valida: la ragionevolezza non paga molto, e non sapete mai bene chi avete di fronte, non ci potete contare troppo. La cautela è regola.

Nel caso vi confiscassero (ribadiamo: sarebbe un abuso, occhio) tutte le schedine, o vi facessero di forza cancellare tutte le foto (al di là di qualsiasi rimostranza ufficiale che vorrete sporgere, ma che non è oggetto di queste righe) ricordate pure che Robert Capa, allo sbarco di Normandia, scattò più di cento foto e, non per colpa sua (ma dello sviluppatore), andarono bruciate tutte salvo una manciata.
Vale a dire: capita a tutti la volta sfortunata, anche per cose molto importanti.
Basta riprendere la macchina in mano e ricominciare un'altra storia, in un altro posto...

Fotografare le linee ferroviarie lontano dalle stazioni

Viadotto, contea di Durham, Gran Bretagna, 1858
Viadotto, contea di Durham, Gran Bretagna, 1858
Non avvicinatevi mai troppo alla strada ferrata: potrebbe essere pericolso, considerato anche il forte spostamento d'aria dei treni in corsa.
In aperta campagna, qualsiasi macchinista giustamente si allarmerebbe nel vedere qualcuno troppo vicino ai binari. Rimanete sempre ad alcuni metri di distanza, se possibile con un giubbetto fluorescente (dovreste averlo in auto, per sicurezza) che vale da messaggio per il macchinista, il quale capisce di trovarsi di fronte qualcuno che sa cosa sta facendo (magari pensa siate al lavoro sulla linea: meglio così, l'importante è che non si preoccupi inutilmente).

Prima o poi, siatene certi, qualche cittadino si sentirà in dovere di allertare Carabinieri o Polizia perché nota che fate fotografie. Qualche addetto alla sicurezza potrà farfugliare qualcosa circa il reato di procurato allarme. Sono solo argomenti pretestuosi (o anche genuine percezioni paranoiche di chi ha sollevato l'allarme, magari chiamando agitato i poveri ragazzi della Polizia che se ne stavano tranquilli altrove, al loro lavoro): fare fotografie dei treni e dei binari è cosa normalissima, libera e prevista dai regolamenti delle Ferrovie. Così come è una cosa tranquilla ed assolutamente non vietata né pericolosa (tantomeno la definiremmo tipica attività di matrice terroristica) fare fotografie dai ponti (fatti salvi altri divieti), da strade pubbliche, dalla propria auto (se non in divieto di transito o di sosta), eccetera.

E all'estero?

Treno alla Stazione Centrale di Mainz
Treno in corsa alla Stazione Centrale di Mainz© Robert Kirberich

La situazione, sia chiaro, non è uniforme: ci sono grosse differenze anche in rapporto alle diverse impronte che i diversi governi sono stati capaci d'imprimere.
Va ricordato in ogni caso, comprensibilmente, che nessun governo gradisce che si vada troppo a gironzolare attorno ad eventuali installazioni militari.

C'è poi l'allarme[ismo] terrorismo, su cui notoriamente si ordiscono intere strategie internazionali (non sempre pulitissime): nel frattempo la probabilità che voi siate dei veri terroristi è nella pratica assimilabile allo zero percento, quindi qualche foto tranquilla potreste anche farla, senza sentirvi troppo coinvolti. La polizia, se interpellata, dovrebbe saper discernere (speriamo!).

Paesi come l'Olanda e la Svizzera sono tranquilli e costruttivi, come noi tutti gradiremmo: chi fotografa un treno non viene automaticamente sospettato di terrorismo, bensì apprezzato ed incoraggiato nella propria opera.

Per chi si recherà in Germania, pubblichiamo qui un opuscolo ufficiale delle Ferrovie Tedesche (Deutsche Bahn) in cui si specifica in chiaro che la fotografia commerciale (Gewerblich) è regolamentata, mentre alcuna restrizione viene posta alle fotografie riprese da turisti e dilettanti. Ulteriore conferma è data dalla risposta scritta della direzione DB alla domanda posta da una nostra amica: le foto fatte per scopi personali sono libere. Suggeriamo di stampare le pagine in modo da poterle mostrare nel caso in cui fosse necessario migliorare il dialogo con eventuale personale di treno o di stazione.

Nel Regno Unito si vive in questi anni un clima di esagerata, quasi militaresca repressione: anche scattando innocue fotografie ricordo nelle pittoresche metropolitane di Londra si viene aggrediti con una carica ai limiti del comprensibile.
Forse anche per via del progetto Griffin in questi ultimi anni schiere d'innocenti turisti e di fotografi dilettanti sono state fermate, a volte in un modo che ci pare onestamente di poter definire un po' esagerato.
Agli studenti di fotografia che sognano di fare un giorno del reportage di guerra, braccati da militari armati, consigliamo quindi di far pratica scattando a raffica sulla Victoria Line ;-)
Agli altri, onestamente, suggeriamo di lasciar perdere i convogli e le stazioni inglesi.


 

1 Nel frattempo il Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 Codice dell'ordinamento militare ha abrogato il Regio Decreto (vedi Art.2268 al punto elenco 196 pagina 606). Il resto del nostro articolo rimane comunque valido.

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Commenti

Marino 28 ottobre 2013
Finalmente una spiegazione completa ed esaustiva su come comportarsi.
Grazie.
Maurizio 6 giugno 2014
Ciao, vorrei solo precisare che il RD 1161 a cui si fa riferimento nell'articolo è stato abrogato dal D.Lgs. 15/3/2010 n.66, quindi restano valide solo le normative e circolari a cui si fa riferimento nel seguito. Grazie moltissime per le spiegazioni! :-)
Sonia 7 giugno 2014
Ottimo! Le cose si muovono, piano piano ;-) Abbiamo aggiunto una nota dove si parla del Regio Decreto, con un link al sito del Ministero della Difesa. Grazie Maurizio!
Andrea 8 agosto 2014
Dal momento che il Regio Decreto 1161 dell'11 luglio 1941 è stato abrogato totalmente dal Decreto Legislativo 66 del 15 marzo 2010, art. 2268, non sarebbe meglio che modificaste il testo principale che si riferisce al decreto abrogato? Chi legge infatti solo il testo principale non ha idea che il R.D. sia stato abrogato, ma solo chi legge anche la nota. Secondo voi chi la legge? Non l'avevo vista neppure io. Così com'è, l'articolo perpetua l'idea che in Italia vale ancora una legge fatta per non favorire il nemico, e sono passati 70 anni dalla fine della guerra.
Secondo me, il testo sarebbe più chiaro se diceste che esisteva questa norma, che prevedeva ecc., e che ora non esiste più.
Sonia 11 agosto 2014
Hai ragione, Andrea, su almeno due punti: la gente non legge, si limita a scorrere i testi affrettatamente. È un problema che investe oramai l'intero globo, una frenesia che speriamo prima o poi cesserà ma sulla quale abbiamo purtroppo poche possibilità d'influenza.
E poi l'altra cosa che ci hai scritto, anche quella vera: dovremmo indicare chiaramente che, almeno in teoria, le cose non sono più come prima, e non esistono più divieti.
Abbiamo seguito il tuo consiglio ed abbiamo posto una segnalazione a scomparsa evidentissima in alto nella pagina. Tuttavia occorre precisare qui due elementi:
a) per esperienza non tutti gli operatori addetti alla sicurezza sono aggiornati sulle leggi vigenti;
b) la tendenza rimane ovunque e comunque diffusa, ad intralciare chi vuole fare qualche fotografia.
Per almeno queste due ragioni, il nostro consiglio rimane invariato: portarsi in tasca ancora una copia della REM90, che funziona eccome!
Da ultimo: pur aggiornando la pagina nelle sue note importanti, manteniamo intatta la struttura dell'articolo, per poter offrire a tutti anche una visione storica dell'argomento, che altrimenti andrebbe a sfumare.
Grazie, Andrea, per il tuo utilissimo intervento!
Roberto 22 ottobre 2017
Fantastico ed esaustivo intervento utile a chi voglia fotografare ma anche per gli addetti ai controlli. Complimenti!

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