Le Carceri di Piranesi

Ambienti impressionanti, capaci di suscitare una fortissima emozione, che hanno nei secoli influenzato scrittori, architetti, poeti, pittori, scenografi ed artisti in ogni campo.

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Fra il 1745 ed il 1750 Giovanni Battista Piranesi, giovane incisore veneto stabilitosi a Roma, con profondi interessi per l'architettura e l'archeologia, lavora ad una serie di tavole raffiguranti ambienti senza eguali: fortemente drammatici, frutto di eccitata fantasia unita ad una attenta conoscenza della forma e della fabbrica architettonica, questi lavori raffigurano ciò che il Piranesi chiama Invenzioni capric[ciose] di carceri.

Sono visioni arditissime, eppure composte nel loro rigore architettonico: scaturite dal genio visuale del Piranesi e modellate su solide nozioni di prospettiva e costruzioni tridimensionali.

L'esaltazione della bellezza tipica dei vedutisti (molto attivi in quegli anni sia a Venezia che a Roma, quali ad esempio il Canaletto ed il Panini), dell'eleganza, del gusto, trovano per certi versi l'opposto nelle Carceri di Piranesi, dove dominano forti senso di disagio, solitudine, silenzio, inquietudine e repulsione.

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Sale infinite, volte distanti, spazi immensi e tuttavia claustrofobici, inibitori, in cui la ripetizione infinita di varchi, spazi e scalini, l'intrico dei volumi, il dedalo, richiamano una prigione psicologica quasi più che fisica.
Il carcere, quale luogo da cui non si può fuggire, non è reso tanto da mura, inferriate e catene: tutti questi elementi nella tavole di Piranesi ci sono, e pure massicci, ma paradossalmente non costituiscono una chiusura, un ostacolo alla libertà. Al contrario, le catene si trovano casualmente sparpagliate in ogni dove, i muri hanno mille aperture e le inferriate sono più di decorazione che altro.
La vera impossibilità di scappare, di uscire dalle Carceri, è data dalla loro essenza labirintica, dall'incrocio di scale che non conducono in alcun posto, dal dissolversi nel buio (o nell'aria) di ogni fuga.

La seconda edizione delle Carceri

Una seconda edizione delle tavole originali, arricchita di nuove incisioni, compare nel 1761 con il nome Carceri d'invenzione, per essere poi ancora rielaborata nel 1770 con la mira ad una maggiore intensità teatrale.

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Da Victor Hugo (lo scrittore ed il pittore, indistintamente) al Giger di Alien (anche lui grafico con una formazione giovanile da architetto), l'interesse, l'attrazione e l'influenza che Piranesi ha suscitato attraverso tutte le epoche è stata continua e vastissima.

La visione espansa, panoramica, chiaramente alterata, dove il dentro ed il fuori, il sotto ed il sopra nella progressione infinita di scale che salgono e scendono, sono meno chiari ed ovvi di quanto possa apparire a prima vista, richiama fortemente, a parte qualsiasi più importante lettura metaforica, l'opera grafica dell'olandese M.C. Escher.

Escher, che fra l'altro ebbe modo di soggiornare a lungo a Roma negli anni fra il 1924 ed il '35, è stato un incisore molto interessato alle architetture, e forse non è un caso se tanto egli deve all'Italia nelle sue creazioni.
C'è chi sostiene che legami fra le opere di Piranesi ed i lavori di Escher si possono trovare anche nella forma di alcune immagini impossibili (se il riferimento muore, vedi qui): su questo lasciamo esplorare chi ne ha il piacere.

Approfondimenti

Ad oggi, uno degli scritti più interessanti e completi sulle Carceri del Piranesi è il saggio di Marguerite Yourcenar, La mente nera di Piranesi, che consigliamo a tutti di leggere.

  • È in vendita nelle librerie; l'acquisto del libro è la scelta migliore, per chi se lo può permettere. Il saggio si trova incluso in alcuni volumi, fra cui:
  • Si trova nelle biblioteche. Non ci stancheremo mai d'invitare tutti a frequentarle, le biblioteche: ce ne sono ovunque, gestite dalla pubblica amministrazione, da scuole ed università pubbliche e private, da circoli sociali e culturali, da enti, associazioni ed organizzazioni di vario tipo, ce n'è di grandi, di piccole, di generiche, di specifiche. Le biblioteche sono importanti luoghi d'ispirazione, d'incontro con i libri, con la carta, con la memoria, la fantasia, la scienza, le esperienze, i sogni, i pensieri dell'umanità intera.
  • Per chi non gode del privilegio di una ricca biblioteca a portata di mano o di un'adeguata disponibilità economica (stanno iniziando tempi di crisi), forniamo noi un microservizio bibliotecario mirato, riportando il testo del breve saggio sul Piranesi.


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Commenti

Alessio 4 ottobre 2016
Buongiorno, sono venuto in possesso di una stampa della tavola IV delle Carceri di Piranesi. Quasi certamente non si tratta di una stampa da una matrice originale ma di una riproduzione. Da un esperto mi è stato detto che non si tratta di un falso, ma che tempo fa erano state fatte delle lastre che riproducevano le Carceri per creare grandi libri con acqueforti originali. Esaminando la carta sembrerebbe risalire alla fine dell'800.
La lastra è stata fatta molto bene e le uniche differenze apprezzabili con la matrice originale sono la mancanza del numero romano nell'angolo superiore della stampa e la presenza invece di una piccola sagla in basso a sinistra incisa in lastra riportante le lettere ED S.C.
Vorrei chiedervi se con queste informazioni siete in grado di dirmi se avete notizia di una qualche riproduzione di questi lavori corrispondenti per periodo e caratteristiche.
Vi ringrazio e buon lavoro!

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